Un Problema Fisico è un Difetto Fatale?

[Questa è la tredicesima lezione del Corso Base di Sceneggiatura: se hai perso l'introduzione al Corso Base di Scrittura e Sceneggiatura, ti consiglio caldamente di leggerla!]

 

Pesare cinquanta kg di troppo è un difetto fatale? Cosa ci dice della protagonista il fatto che si tinga i capelli di rosa? E che rapporto c’è tra avere un grosso naso e il difetto fatale di un personaggio?

Molto spesso si fa confusione tra difetto fatale e caratteristiche fisiche, dando un peso drammatico eccessivo a qualcosa che non riguarda l’interiorità del personaggio, come se il difetto da superare fosse nel corpo e non prima di tutto nella mente. Ci cascano in parecchi, soprattutto chi pensa che sia “banale” non fare quell’errore. Chiariamoci le idee una volta per tutte.

Il difetto fatale è un tratto che in quella specifica storia è modificabile per poter vincere e che allo stato attuale impedisce al personaggio di farcela. Se non puoi modificarlo, non è un difetto fatale, ma una caratteristica qualsiasi.

Se il personaggio è privo di entrambe le braccia, l’assenza delle braccia non è un difetto fatale che gli impedisce di diventare un campione di tennis. Come l’incapacità di sopravvivere nel vuoto dello spazio senza una tuta spaziale non è il difetto fatale di un’astronauta. Non ha molto senso aspettarsi che il primo giochi benissimo a tennis o che il secondo esca senza tuta.

Se il personaggio è brutto e questo tratto è modificabile, bisogna domandarsi cosa la sua bruttezza significhi dentro di lui. È brutto perché non si cura? È grasso, coi capelli unti, ha pure i brufoli e si veste male?

Forse il suo difetto fatale è non capire l’importanza dell’impressione che si dà agli altri, fino a dare un valore negativo a chi cura il proprio aspetto. Il nostro personaggio è bloccato dalla propria visione della vita perché agli altri non importa che sia la persona migliore del mondo se sembra un barbone pazzo a cui hanno pisciato sopra e puzza così forte di merda che la gente vomita. Stanno scappando ben prima di scoprire che sotto le croste di sporcizia c’è una persona fantastica.

Capire l’importanza dell’aspetto esteriore, e non solo dei “contenuti interiori”, gli permetterà di ricostruire un equilibrio in cui esterno ed interno collaborano nella sua vita sociale.

Arrivare a capire che l’aspetto esterno non è “il male”, può portarlo a capire che alcune persone che disprezzava perché belle, atletiche, ben vestite e con acconciature curate, non erano “vuoti bambolotti” come li considerava, ma ottime persone. Chiaro come esempio?

Se il personaggio è grasso, questo cosa significa?

In generale, niente. Essere grassi è quasi sempre un “problema”: è massa che non fornisce forza, a differenza dei muscoli, e spesso si abbina a diversi problemi fisici come diabete, malattie cardiache, dolori articolari o altro, ma non sempre fa parte di un difetto fatale in senso narrativo.

Il personaggio può essere grasso perché è insicuro, e l’in­si­curezza lo ha portato a chiudersi in casa e non avendo amici, a parte quelli online, non ha nemmeno lo stimolo a uscire. Mangiare è l’unica forma di piacere momentaneo che abbia assieme a tutte quelle attività domestiche che non bruciano grandi quantità di calorie come giocare ai videogiochi, leggere fumetti o guardare serie televisive.

Oppure il personaggio può essere grasso perché è un individuo dominante, talmente sicuro di sé da non avere motivo di dare peso a qualcosa di secondario come l’essere un bidone di strutto. Magari perché è circondato da persone che lo rispettano.

Magari ora è grasso ma in passato è sempre stato un ragazzo sportivo e atletico, pieno di ragazze e al centro del proprio gruppo, solo che a un certo punto ha deciso che voleva essere un atleta di forza… e spesso la dieta che fa parte dell’addestramento dei sollevatori di pesi non bada al grasso in eccesso accumulato pur di costruire muscoli in fretta con l’eccesso di calorie ingurgitate.

Ci sono tante persone ricche, potenti, temute dai loro concorrenti e rispettate dai loro colleghi, che hanno uno stomaco da uomo incinto e non gliene importa nulla. Senza tirare in ballo i soldi o il prestigio sociale: se sei così sicuro di te e carismatico, capace di leggere le altre persone e guidarle verso di te, che nessuno bada al fatto che non sei un atleta… perché mai dovresti sforzarti a cambiare?

Senza stimoli a cambiare, non può esserci cambiamento. L’essere grassi, di per sé, non ha alcun significato: è il resto del personaggio a dargli un significato, e l’essere grasso a sua volta rinforza con la sua presenza il resto del personaggio.

E se si tinge i capelli?

Sul tingersi i capelli e altre semplici modifiche dell’as­pet­to non mancano luoghi comuni bislacchi come quello di attribuire il cambio a un’insicurezza interiore. Una ragazza non è sicura di sé e allora si tinge i capelli.

Naturalmente è una grossolana generalizzazione. Può essere che una persona si tinga i capelli perché non accetta il proprio aspetto, oppure può essere che sia piena di fiducia in sé stessa e voglia solo capire se modificando il colore dei capelli il suo aspetto funzionerà ancora meglio.

C’è una bella differenza tra non accettarsi oppure voler migliorare. Quest’idiozia dell'insicurezza anni fa era molto in voga: ora che è sempre più diffuso tra le giovani tingersi i capelli, anche con colori degni di un personaggio di un anime (rosa, blu, viola ecc.), spero che la si dica molto meno.

Tutti si identificano in qualcosa e agiscono su di sé scegliendo “ciò che gli piace”. Decidere di modificare il colore dei propri capelli non è diverso dal decidere di vestirsi con giacche di pelle da metallaro. In sé non ci dice nulla del personaggio: forse è molto determinato nel riconoscersi in certi valori, e di conseguenza sceglie l’aspetto che si collega a quei valori e si mostra con orgoglio senza preoccuparsi di cosa gli altri pensino.

Non è peggio, magari, reprimere del tutto i propri gusti e indossare solo i vestiti più anonimi possibili per nascondersi nella folla, per paura di “apparire”? Stranamente si tende a criticare il primo, che ha il coraggio di essere sé stesso, e non si critica il secondo, che si uniforma agli altri solo per paura di essere giudicato male.

E poi c’è chi si veste in modo anonimo perché non gliene frega nulla dell’aspetto, e allora fa la cosa più facile e neutra possibile: non ha tempo né voglia di scegliere altro.

Modificare il proprio aspetto può fare parte di un cambio nella propria vita, che la persona rinforza tramite un “rito” come cambiare radicalmente acconciatura o tingersi i capelli. La protagonista potrebbe avere cambiato il colore dei propri capelli a ogni grande passo lavorativo perché conosce qualcosa di antropologia e vuole “aiutarsi” con un’azione simbolica ad affrontare situazioni del tutto nuove.

Ecco come mai sta affrontando la sua nuova carriera di fotografa freelance con un bel caschetto rosa pastello al posto dei vecchi capelli lunghi castani, magari pensato per rinforzare il proprio brand su Instagram e su altri social in cui già ha un grosso seguito.

Apparire diversi dalla massa, sia nell’aspetto che nei valori della propria offerta, è essenziale nell’ecosistema di un processo di marketing intelligente. Ci dimostra di essere una persona intelligente, determinata e preparata, niente affatto una sciocchina insicura.

Oppure il personaggio può davvero essere insicuro, ma non è il singolo cambio a contare: non è una scelta ferma e determinata a indicare insicurezza. Se il personaggio cambia continuamente acconciatura, colore dei capelli o modo di vestire senza trovare mai quello che lo rappresenta, potrebbe davvero essere parte dell’estetica di un personaggio insicuro. Come lo sarebbe anche il voler scomparire, appiattendosi dietro un look il più possibile neutro e banale per non attirare l’attenzione.

Ma il voler essere come un camaleonte che “sparisce nel gruppo” potrebbe anche indicare un personaggio intelligente, capace di divenire ciò che funziona meglio in base a dove deve infiltrarsi: usa le proprie abilità sociali e il proprio aspetto come un soldato usa la mimetica e le tinture per la pelle.

Non è un insicuro, è un professionista dei rapporti sociali: è esattamente ciò che serve, modellandosi su ogni differente ambiente, come un venditore competente cambia i dettagli del proprio discorso di vendita adattandosi ai valori di ogni singolo cliente.

Il problema è quando una persona vuole nascondersi, non vuole essere giudicata, ma allo stesso tempo si concia in modo stranissimo. Se si è molto timidi, si rifiuta la moda normale e ci si veste in modo stranissimo come reazione perché ci si identifica in una subcultura, non ci si può lamentare se poi si attira l’attenzione. Bisogna fare pace col cervello e decidersi: si vuole apparire o si vuole scomparire?

Il personaggio potrebbe essere ambivalente nel proprio rapporto con il sentirsi diverso… forse dovrà proprio capire che non è l’aspetto a contare davvero, ma l’interiorità. Apparire in un certo modo può essere la soluzione facile, mentre deve capire che per “essere” qualcosa bisogna andare oltre e impegnarsi sul serio, non solo nell’aspetto. Non sarà mai un metallaro vero facendo il “poser”, ma solo quando sarà un metallaro fin dentro le ossa… e allora potrà vestirsi in ogni modo, e sarà sempre un metallaro.

Come sempre, una cosa di per sé non significa nulla: il significato arriva dal resto del contesto, e può essere una cosa oppure il suo opposto… oppure essere niente. La narrativa si occupa di esplorare l’animo umano posto al limite della sopportazione, obbligato al cambiamento: non si occupa di facili generalizzazioni da psicologia spicciola per rivistine subnormali.

E se ha un naso enorme?

Per finire, riflettiamo su un personaggio con il naso molto grosso. Forse avere un enorme naso lo ha portato a vergognarsi di sé, a chiudersi, e ad avere poca autostima. Oppure lo ha portato ad arrabbiarsi contro chi lo giudicava e a voler dominare su tutti, ad avere la forza per imporsi su chiunque lo prendesse in giro.

Pensa a Cyrano de Bergerac, il personaggio dell’ope­ra di Rostand basato su un vero spadaccino e drammaturgo del ‘600 francese. Cyrano è pieno di risorse, intelligente, bravissimo con la spada ed è anche un poeta. Il suo naso non gli ha impedito di essere il migliore, di essere ammirato dagli altri… tranne in un aspetto: la sua insicurezza è rimasta sul lato amoroso, tanto da impedirgli di dichiarare il proprio amore alla bellissima Rossana, una sua lontana cugina.

Ecco, immagina di avere un personaggio con un grosso naso, che a causa di quel naso è ossessionato dal primeggiare… ma l’amore non è primeggiare, è sentirsi accettati. Forse il nostro protagonista ispirato a Cyrano potrebbe avere come difetto fatale l’arroganza, perché è talmente bravo in ogni cosa da sottovalutare gli altri, e quando imparerà a dare il giusto valore alle altre persone, e a sé stesso, aprendosi agli altri per capirne le doti invece di giudicarli in modo sprezzante, forse riuscirà anche ad aprire sé stesso all’amore senza paura di venire rifiutato. Non tutti i tipi di coraggio sono uguali.

Se sei interessato a come riflettere sull’interiorità di un personaggio partendo da un suo difetto fisico, anche piccolo, anche immaginario, quel genere di cose che sembrano insignificanti ma segnano una vita fino a farla esplodere in modo all’apparenza inaspettato, la migliore opera che ti posso consigliare è L’Arte del Personaggio di Lajos Egri (Dino Audino Editore). Non ti pentirai della lettura.

 

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