La psicologia del personaggio è azione

sceneggiatura Jan 21, 2020

Voglio riflettere con te su questa citazione di James N. Frey, un famoso romanziere e autore di manuali di scrittura:

"Le buone storie provengono da personaggi ben caratterizzati che si affrontano l'un l'altro in un conflitto di volontà."

Sembra banale da dire, ma non c'è differenza tra azione e caratterizzazione dei personaggi: ogni aspetto del personaggio è votato all'azione drammatica quindi non esiste un approfondimento psicologico che sia superfluo se è strettamente connesso all'azione drammatica.

Se non è connesso all'azione allora non c'entra con il personaggio e non c'entra la storia, e quindi è irrilevante. Ricorda quanto spiegato nel Corso Base di Sceneggiatura.

Sommare dettagli su dettagli a caso non è eleganza: è diluire riducendo l'impatto drammatico. Deve esserci tutto il necessario, non di meno e non di più.

Dopo aver visto Rambo nessuno sa quale fosse il fumetto preferito del protagonista quando era un ragazzino e non è importante saperlo: di Rambo conosciamo tutto ciò che serve perché parte dell'azione, e in questa eleganza troviamo una storia universale che anche chi non ha combattuto in Vietnam può capire.

L'errore che fa chi separa l'approfondimento del personaggio dall'azione della storia è che se la storia (somma di azioni) non è quella che nasce dal conflitto scaturito dalle intrinseche caratteristiche del personaggio, allora per definizione il protagonista è sbagliato, è un pupazzo superficiale... una sagoma di cartapesta come 007 o tanti supereroi di una volta.

Sagome inutili che qualche volta riescono a costruire un brand perché capitano nel momento storico giusto e hanno dietro un grosso lavoro di spinta per renderli dei successi, ma che difficilmente potranno resistere alla prova del tempo come hanno fatto Macbeth, Aiace Telamonio o Michael Corleone.

Quindi dire che ci si vuole concentrare sull'azione pura, e non si vuole sprecare tempo ad approfondire la psicologia del personaggio, è una grossolana incomprensione dell'arte drammatica: la psicologia è azione, non chiacchiere, e la verità sull'uomo si mostra solo nel momento in cui affronta scelte drammatiche.

Se una mamma dice "Sì, sì, io amo i miei figli, darei la vita per loro!", non importa niente che ne sia convinta adesso se poi quando starà morendo di fame sarà disposta a vendere ai cannibali i propri figli per un sacco di riso. L'azione drammatica conta, non le balle che ci si racconta quando si ha il culo protetto.

La vera caratterizzazione non avviene in pensieri teorici e riflessioni oziose. Approfondire la caratterizzazione è azione, è dramma: il resto è fuffa.

L'azione che non approfondisce la natura dell'uomo ponendolo di fronte a decisioni drammatiche è azione vuota: quella è la vera scrittura superflua.

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