Dimmi quando, mentre, poi...

scrittura creativa Apr 09, 2020

In un articolo precedente ti avevo detto che avremmo affrontato l'argomento di come usare i pensieri dei personaggi per applicare un piccolo trucchetto che può migliorare di molto la tua scrittura.

Magari proprio "molto" non è detto, non per tutti quanti, ma se sei cascato in un certo tipo di problema che ti sto per illustrare allora l'effetto potrà essere molto positivo.

Quando leggiamo un normale romanzo ci troviamo un sacco di robaccia che rovinerebbe la scrittura immersiva:

  1. rapporti temporali esplicitati tramite "quando", "poi", "mentre" ecc. invece che mostrati nel loro semplice avvenire in sequenza;
  2. aggettivi vaghi e carichi di giudizio come "bello", "brutto" o formule di vaghezza come "quasi" (se è quasi rosso cosa dobbiamo immaginarci di diverso da rosso? Un rosso slavato che tende al rosa? Un arancione con note rossastre?);
  3. verbi inutili che riassumono senza esplicitare come "provare" (se "provi a buttare giù la porta" esattamente cosa accade? Le prendi a spallate, ma ottieni solo di farti male al braccio? Dillo!);
  4. gerundi a caso che creano spesso sovrapposizioni temporali impossibili o ridicole;
  5. avverbi in "-mente" che riassumono, malissimo, le azioni al posto dell'attenta scelta di verbi e sostantivi per costruire scene chiare e dettagliate.

D'altronde moltissimi romanzi che leggiamo provano ben poco a essere fedeli alla scrittura immersiva, con tutto ciò che ne consegue come i lettori che abbandonano la lettura, per esempio.

Romanzi mal scritti e mal progettati che possono piacere solo per i contenuti fetish in linea coi gusti del lettore ("ci sono i draghi!" o "ci sono le colonie su Marte!" o "ci sono i vampiri che si innamorano di ragazzine qualunque come me!") e non riescono quindi superare la propria nicchia per piacere anche a un pubblico più generale. Ci si ingabbia nel proprio genere e si gettano le chiavi nel tombino, in pratica.

I lettori disponibili, ovvero quelli che non hanno lasciato la lettura della narrativa da tempo per il ribrezzo, sono quindi quelli che hanno accettato (implicitamente, perché molto di bocca buona, o esplicitamente, se hanno studiato la scrittura) di leggere romanzi pieni di "scorciatoie" che rendono fiacco il testo.

Si scrive molto più facilmente adottando le scorciatoie, ma si scrive qualcosa di depotenziato, poco vivido, poco incisivo... e se nella pagina le frasi di scarso impatto diventano troppe, il cervello del lettore alla fine esce dal mondo narrativo e la vicenda smette di sembrare reale. Non vuoi scrivere il doppio dei romanzi per piacere a un quarto del pubblico possibile, vero?

Il fatto, però, è che in tanti testi queste scorciatoie ci sono. Un lettore abituato solo a leggere romanzi scritti, nella migliore delle ipotesi, in modo solo discretamente immersivo, che lo sappia coscientemente o meno, ha un cervello che si "aspetta" di vedere gerundi, avverbi in "-mente" e altre delizie.

Nessun problema.

È vero che nella scrittura qui-e-ora di azioni che si sviluppano come se fossero reali non c'è posto per i quando/mentre/poi, ed è vero che gli avverbi in "-mente" uccidono la possibilità di sviluppare i loro riassunti goffi in dettagli vividi, come è anche vero che molto raramente ci sarà spazio per i gerundi... ma non esistono solo le azioni qui-e-ora. Giusto?

Esistono i pensieri.
Esistono i dialoghi.
Te ne stavi dimenticando? :-)

Quando pensiamo e quando parliamo, spesso riassumiamo. Spesso costruiamo nessi temporali evidentemente a posteriori, perché pensiamo su ciò che già è accaduto o ipotizziamo eventi futuri.

Pensieri e dialoghi, per essere realistici, devono contenere la loro bella quota di aggettivi che creano un giudizio vago ("bello", "elegante" ecc.), avverbi e tante altre cosette che non vorresti mai usare mentre simuli il flusso di azioni e percezioni sensoriali qui-e-ora nella scena.

In più i gerundi possono trovare spazio anche nelle scene normali, a patto che la simultaneità che rappresentano sia reale. E quando può esserlo? Spesso con i suoni! Ecco un esempio:

«Mmh, fa vedere…» L’ispettore rompe il sigillo di ceralacca e legge, bofonchiando le parole. Abbassa la pergamena e mi guarda da sopra gli occhiali, il sopracciglio destro sollevato. «Una statua meccanica, eh? Non ci avevate già portato una manticora?»

Vedi com'è facile inserire un gerundio che non crei problemi?

Ovviamente non è che ora devi infilarne ogni volta che ci sono dei suoni, perché se inizi a seguire delle formule ripetitive prima o poi il lettore se ne potrà accorgere (anche solo implicitamente, con una sensazione strana), ma quando ne varrà la pena ecco un bel gerundio piazzato nel posto più adatto per lui: quando davvero la simultaneità che rappresenta è perfetta.

Nota anche nella scena che quel "bofonchiando le parole" è legato a un testo sulla pergamena di cui non importa granché al Punto di Vista, o che il Punto di Vista conosce già. Se gli interessasse il contenuto, o perlomeno la reazione bofonchiata leggendo, potrebbe cogliere qualcosa dalle parole e farci sapere grossomodo di che trattano.

Per esempio:

«Mmh, fa vedere…» Gennaro strappa la busta e legge il messaggio, bofonchiando qualcosa sui cinesi e sul pavimento del suo ristorante che non è un albergo.

Abbassa il foglio e mi guarda da sopra gli occhiali, il sopracciglio destro sollevato. «Diglielo al Trottola che questa è l'ultima volta che nascondo i vostri schiavetti gialli. Ci siamo intesi, compare?»

Capito il senso?

Perché ti ho consigliato tutto questo? Perché è stata l'intuizione di un mio autore di Vaporteppa. Un'eccellente intuizione, che aiuta moltissimo a rendere meno "rigida" la scrittura quando si inizia a cercare di fare tutto nel modo più immersivo possibile.

Lui scrive ormai molto bene, e ha diversi amici che sono proprio il target generico di lettori che non saprebbero distinguere "coscientemente" un buon testo da un secchio di vomito. Il tipo di pubblico che, se interrogato sul perché un testo non gli piace, potrebbe solo dare risposte sbagliate.

Per chi bazzica la psicologia sociale e il mondo dei sondaggi, è un fatto noto che qualsiasi risposta "cosciente" data nel giudicare meccanismi "incoscienti" tende per definizione a essere palesemente sbagliata. D'altronde se il meccanismo agisce in modo inconsapevole è ovvio che non possiamo arrivarci con ragionamenti consapevoli di buon senso. Lo sa benissimo chi studia la psicologia che si trova dietro alla vendita dei prodotti.

I suoi amici, sollecitati a trovare un modo per migliorare il testo, indicarono che secondo loro era troppo "mostrato" qui-e-ora. In pratica indicarono l'unica cosa che sapevano esserci di diverso rispetto a un romanzo tipico, perché conoscevano già la scrittura dell'autore e cosa cercava di ottenere.

L'autore però sapeva che la risposta era idiota perché in opposizione alla conoscenza scientifica del cervello umano, basata su milioni di anni di evoluzione. E sapeva anche che era necessariamente falsa perché basata sul tentativo consapevole di giudicare meccanismi inconsapevoli di gradimento.

Si mise allora a studiare il testo per trovare "la risposta reale" e notò che mancavano tante cose comuni altrove come gerundi, avverbi ecc. e li introdusse nei pensieri e nei dialoghi in numero molto maggiore di prima. Il testo continuava a essere mostrato qui-e-ora esattamente come prima, ma pensieri e dialoghi erano ora più "realistici". La scrittura era meno "rigida".

I suoi amici lo trovarono molto migliore di prima... eppure non aveva in nessun modo toccato ciò che loro avevano criticato "coscientemente", ma solo ciò che davvero li aveva turbati "inconsciamente". :-)

Tutto chiaro?

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