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Cos’è la teoria e come usarla correttamente

 

Partiamo dalle basi: a cosa serve conoscere la teoria, come va utilizzata, e in generale perché uno dovrebbe prendere tutta la questione dell’apprendimento sul serio, se deve solo scrivere un romanzo? Risposta in breve a tutti i dubbi: efficienza, coerenza, libertà tramite la conoscenza. Per le risposte estese leggi il resto dell’articolo.

Che cos’è la teoria?

Quando parliamo di teoria intendiamo la teoria nel senso pratico del termine, quello che potreste trovare nella fisica classica o nelle altre forme di conoscenza che aderiscono al metodo scientifico. La teoria è “il caso generico da cui è possibile ricavare il caso specifico”. La teoria è ciò che si ottiene quando lo studio empirico dei casi permette di vedere una verità comune che va al di là delle differenze singole, una verità valida in generale per tutti.

Per esempio:

Attraverso la misura empirica degli oggetti in moto si sono creati concetti come energia (la capacità di svolgere un lavoro), energia potenziale (che a sua volta richiede la conoscenza sull’attrazione gravitazionale) ed energia cinetica: con questi concetti è possibile misurare la velocità che avrà un oggetto cadendo nel vuoto da una certa altezza sul pianeta Terra, e quanto forte sbatterà al suolo. Se aggiungiamo conoscenze sull’attrito e complichiamo un po’ i calcoli in base alla geometria dell’oggetto e alla sua densità sezionale, possiamo ottenere anche misure corrette nel caso reale dell’aria invece del vuoto.

In pratica grazie alla teoria non abbiamo bisogno di installare un autovelox e lanciare fisicamente un’incudine di 80 kg dalla cima di una torre di 30 metri per scoprire che velocità avrà a 2 metri dal suolo, o che energia avrà all’impatto. Non dobbiamo misurare ogni caso come un evento unico e miracoloso dell’universo: abbiamo le regole per prevedere i casi che ci vengono in mente senza bisogno di realizzarli fisicamente e misurarli. Grazie alla teoria possiamo sapere che l’incudine manderà in frantumi il sottile parabrezza che abbiamo posto al suolo, senza bisogno di lanciare incudini dalle torri o distruggere veri parabrezza.

È la stessa cosa con la narrativa e lo studio delle storie.
Anche se nel nostro caso con meno precisione perché privi del supporto delle modellazioni matematiche, a metà tra una scienza e un’arte, per colpa non tanto dell’argomento in sé (le storie) quanto per lo scarso rigore con cui il loro studio è stato condotto in passato. Per chi è interessato ai “mostri” creati nel mondo della conoscenza letteraria, psicologica ecc. dalla mancanza di rigore nell’approccio, vi rimando al classico Fashionable Nonsense del fisico statunitense Alan Sokal, saggio divenuto un fenomeno mondiale in poco tempo. Seppure in modo meno preciso rispetto ad altre discipline, quelle di cui ci occuperemo noi sono teorie sviluppate e verificate attraverso enormi quantità di casi (pensate a quanti film esistono, quante opere teatrali, quanti romanzi) e talvolta lungo un tempo che può raggiungere i 2500 anni, se consideriamo le basi ancora valide descritte da Aristotele.

La teoria diviene tale perché è corretta, perché funziona: si parla di ambiti in cui lo scopo è far soldi, non stiamo parlando di chissà quali arti pure che galleggiano nell’innocenza e schivano il denaro, eh! Lo stesso evolversi delle tragedie nel mondo greco di cui ci parla Aristotele nella Poetica, attraverso i tre grandi Eschilo, Sofocle ed Euripide, riguardò un’evoluzione e una serie di miglioramenti tecnici e della presentazione dei contenuti con lo scopo esplicito di sconfiggere gli avversari nella competizione teatrale, ottenere il favore del pubblico e infine vincere il premio: più pratico di così! 😉

La teoria nello studio delle storie, e di come scrivere, ci permette di ottimizzare un approccio che voglia catturare il lettore facendo ricorso alle sue emozioni, renderlo partecipe della vicenda, farlo preoccupare per i personaggi, e fargli provare soddisfazione (quale sia l’esito, positivo o negativo della storia) al termine dell’esperienza. Sapendo qual è lo scopo da conseguire non è difficile scoprire quali metodi favoriscono l’ottenimento dei risultati e quali lo riducono, anche grazie al contributo delle neuroscienze che negli ultimi anni hanno confermato molte cose che i grandi teorici del passato avevano affermato ricavandole dalla mera esperienza empirica.

D’altronde non ci si aspettava nessun risultato diverso: nel momento in cui la teoria nasce dall’accettare la verità empirica del mondo reale, uno studio più approfondito può solo sottolineare che sì, il mondo reale continua a esistere come prima e quindi la teoria non sbaglia. Però le neuroscienze ci dicono con maggiori dettagli “come” nel nostro cervello avvengono le cose che i teorici dicevano da molto prima. Per esempio che è vero che mentre leggiamo simuliamo gli eventi letti perché le aree legate ai diversi sensi e le memorie relative a quanto leggiamo si attivano (d’altronde se “vediamo” la storia nel suo svolgersi è perché il cervello sta lavorando!). Nel corso del primo modulo vedremo qualcosina a riguardo, giusto un assaggio per curiosità personale.

Come si usa la teoria?

Facile: principalmente tenendo a mente l’idea che se un pezzo della teoria è corretta ed è dimostrata, un nuovo pezzo di teoria da “verificare” per capire se sia giusta o meno deve obbligatoriamente non contraddire la teoria già dimostratasi corretta. Può specializzare il caso generale per mostrare un caso specifico in cui vale una variante della regola migliore rispetto alla regola generale. Può trattare un aspetto che il resto della teoria non tratta. Qualsiasi cosa, ma non può negare ciò che già si è dimostrato vero… per ovvi motivi: se è vero, per definizione non è falso. Proprio come nella fisica. Se pensi che nella fisica non sia così, è ora di procurarti un paio di saggi di divulgazione che ti spieghino come funziona il metodo scientifico (è più urgente che seguire il mio corso!).

Si tratta di mettere a sistema le conoscenze, senza negarle tra loro, con lo scopo di conseguire un risultato più “preciso” grazie alla somma di molte informazioni diverse. Proprio come nei sistemi che si facevano in classe durante le ore di matematica. In questo modo, sapendo che il proprio personaggio ha un certo difetto fatale, ed è un personaggio fortemente negativo, e bisogna far capire bene che lavoro fa… giungiamo a scegliere una certa scena iniziale che lo mostra in modo pienamente realistico nel suo lavoro, senza fare sconti sul suo carattere, ma scegliendo eventi che ci faranno provare empatia per lui ben prima di scoprire quanto sia carogna.

Succede nella serie Gomorra, proprio nel primo episodio. E no, non si fanno certe scelte per caso: quella serie di enorme successo applica con precisione il modello classico di storia già visto nel corso gratuito. Grazie alla conoscenza della teoria siamo liberi di utilizzare protagonisti antipatici, stronzi, moralmente deprecabili, perché sappiamo come gestirli. Non siamo obbligati, come schiavi, a dover fare solo protagonisti piacevoli e simpatici. I personaggi simpatici sono più “facili” da far digerire al pubblico, ma devi essere tu che come autore scegli liberamente di usarli, se li vuoi. Non c’è alcuna libertà se non abbiamo alternative tra cui scegliere: la teoria permette di esplorare ogni alternativa che ci venga in mente, valutarla e ricavarne il meglio. La teoria ci rende liberi.

Quando un nuovo pezzo di teoria dice qualcosa di stupido o falso in base alla conoscenza già dimostrata, anche se fosse solo un piccolo dettaglio, è un grosso campanello d’allarme per procedere alla verifica ancora più scrupolosa dell’intero nuovo pezzo di teoria. Di norma si arriva a rilevare in poco tempo quali errori di fondo ha e perché è sbagliata. Nel primo modulo del corso procederemo proprio a fare un esercizio simile, per addestrare il pensiero critico e non cadere nella comune trappola del “lo dice uno importante, quindi deve essere giusto”. No: è giusto se non contraddice la realtà e se è solidamente dimostrato, quindi è irrilevante se a dirlo sia l’ultimo dei pirla oppure Robert McKee. Guarda caso però, di norma, le cose giuste tendono a dirle quelli considerati grandi esperti… o, viceversa, sono grandi esperti forse perché sanno le cose giuste. Ma non vi è un rapporto diretto tra persona e correttezza, quindi stiamo sempre attenti: come diceva Orazio nell’Ars Poetica, perfino Omero ogni tanto si addormenta (e fa errori)!

Il mio lavoro dal 2007 a oggi, con una forte accelerata a partire dal 2009 e una ancora più forte, essendo diventato davvero il mio principale lavoro come introiti, dal 2012, è stato in buona parte studiare e leggere di tutto per trovare le teorie corrette (tante) e quelle inesatte (poche: qualche sciocchezza capita anche nei manuali famosi, ma raramente) tramite un rigoroso studio e tanti esperimenti. Col mio corso vi offro di saltare i passaggi intermedi: invece di studiare per 4-5 anni da soli e sperare di giungere alle corrette conclusioni, vi offro direttamente il mio supporto come base di partenza. 🙂

Perché dovrei prendere sul serio la teoria?

Perché è vera e dimostrata tale, come già spiegato, in quanto nasce dalla constatazione della realtà e non da voli pindarici. Comportarsi come se la realtà fosse vera è un buon segno di salute mentale… ma anche l’alienazione è una bella scelta, però funziona meno bene! Fate voi! In fondo ancora oggi ci sono centinaia di “inventori” che mandano alle università italiane progetti per macchine del moto perpetuo, impossibile secondo la teoria nota nei limiti di ciò che loro fanno, e ogni volta i professori di Fisica Tecnica a cui arrivano rispondono mostrando l’errore nel calcolo dell’entalpia fatto dal genio incompreso. Errore che si sa a priori ci sia, per definizione: bisogna solo svelarlo e mostrarlo. L’aneddoto che ho preferito di tutto quel corso, a ingegneria.

Tutti i problemi che ho visto negli anni, sia nella progettazione delle storie che nella loro scrittura, sono sempre stati causati da un approccio poco rigoroso: fingere che ciò che è vero non sia vero, ovvero non applicarlo, è l’errore chiave che impedisce a tantissime persone di progettare o scrivere buone storie pur avendo tutte le conoscenze teoriche necessarie. Se si finge che la teoria non sia la generalizzazione della pratica, se si finge quindi che non sia un faro che deve guidarci sempre, si finirà a sbattere sugli scogli… come i cattivi accademici accusati da Alan Sokal.

Se hai a cuore le tue storie, scegli la realtà.
Lavorerai meglio.

 

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