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Un metodo semplice per gestire i dialoghi.

(Anteprima dalla terza lezione del Corso di Scrittura Immersiva, Primo Modulo del Corso Avanzato)

 

Nel manualetto gratuito hai visto il problema dei dialogue tag molesti e di come sia preferibile evitarli, e far sì che siano delle piccole azioni (beat), il contesto o l’alternanza a dirci chi sta parlando. Vediamo un trucco per entrare meglio nell’ottica di come gestirli. Ah, devi aver letto se possibile anche questo articolo sui dialoghi scritto da Chiara Gamberetta, che era propedeutico alla lettura del manualetto stesso.

Come prima cosa è ovvio che vuoi che ogni battuta di dialogo nuova sia un capoverso nuovo, anche se eventualmente puoi frammentarla con dei beat all’interno. Non metterai mai due battute di dialoghi di personaggi diversi una in fila all’altra nello stesso capoverso, sarebbe scomodo e ridicolo. Questo in teoria non andrebbe neanche detto, ma ho visto gente che dopo aver letto un sacco di romanzi ancora non c’era arrivato, perché il testo gli sembrava avere troppi accapo. Fortunatamente non erano miei clienti: a questi il corso non serve, serve un biglietto per visitare il mondo reale.

Ragioniamo quindi con i capoversi e definiamone due tipi:

  • capoverso battuta;
  • capoverso descrittivo.

Il capoverso battuta è un capoverso dedicato in primo luogo a mostrare la battuta. Se contiene azioni, queste sono collocate lì esclusivamente per far capire chi parla o per ripristinare elementi visivi nel corso di una battuta di dialogo troppo lunga, dividendola. Più raramente l’azione può essere collocata dopo la battuta, ma devi domandarti: ha veramente motivo di essere lì? Perché non vado accapo e faccio un suo capoverso descrittivo, anche se breve? Se l’azione finale è molto breve ed è strettamente legata alle azioni dei beat precedenti o al contenuto della battuta di dialogo, puoi pensare di lasciarla lì, ma in generale è preferibile che un capoverso battuta termini con la fine della battuta.

Il capoverso descrittivo è qualsiasi altro tipo di capoverso in cui descriviamo ciò che i personaggi fanno, pensano o percepiscono. È preferibile che non contenga alcuna battuta, ma talvolta potrai trovarti ad avere come conseguenza naturale una breve battuta come chiusura di un capoverso descrittivo. Oppure dei capoversi che iniziano come battuta, ma poi proseguono in modo naturale con un intero capoverso descrittivo, e si chiudono con una battuta. Cerca di separare le cose meglio: per esempio tira fuori dal capoverso descrittivo un beat da usare come ultimo elemento prima della battuta, e usalo per andare accapo e introdurci la battuta ora collocata in un apposito capoverso battuta.

È preferibile ragionare distinguendo nettamente capoversi battuta e descrittivi, ed evitare il più possibile gli ibridi. Abituarsi agli ibridi porterà a perdere del tutto il controllo sulle distinzioni, rendendo la scrittura un marasma arbitrario e disordinato in cui alcune cose vanno accapo e altre no senza alcun criterio riconoscibile. Brutto e non aiuta la lettura.

Quali segni per indicare le battute?

Su Vaporteppa diamo la preferenza alle virgolette caporali (« ») per i dialoghi. In Italia sono molto diffuse, ma nei libri americani dovresti aver notato che lo stesso ruolo lo svolgono le virgolette alte (“ ”). Sono utilizzabili anche in Italia, ma sono ormai poco comuni. E fate un piacere all’umanità: non scrivete doppio maggiore e doppio minore (<< >>) per fare i caporali: sono il marchio d’infamia dei gonzi peggiori, e diversi operatori del settore (solo poco meno gonzi) hanno ammesso di ignorare a priori testi con schifezze simili. Il ragionamento fila: se uno non si accorge della differenza tra quelli e i caporali, che vuoi che possa aver scritto? Secondo me un prodotto in linea con la media editoriale…

Sia virgolette alte che caporali hanno il vantaggio di avere un inizio e una fine distinte graficamente, avvolgendo così la battuta. Questo non è un vantaggio da poco rispetto alla lineetta, che ha un inizio, ed eventualmente una seconda e una terza lineetta per separare un beat in mezzo alla battuta, ma non ha una chiusura vera e propria. Quando ti troverai a voler cercare rapidamente tutti i dialoghi in cui hai messo il punto alla fine della battuta o dove lo hai dimenticato, e visto che in italiano abbiamo il vantaggio che quasi tutte le parole finiscono in vocale, per scoprire dove avrai sbagliato basterà cercare le cinque vocali con di seguito il simbolo utilizzato ( oppure ecc.).

Un altro motivo per evitare la lineetta è che la lineetta non è sola: la regola vuole che se andate accapo dentro una enorme battuta introdotta dalla lineetta, sia preferibile far capire che si sta continuando a parlare (perché la lineetta non ha chiusura, quindi un accapo indica di norma sempre la fine della battuta) usando i caporali aperti («). Nel caso di un accapo all’interno di una battuta coi caporali, si fa la stessa cosa (quindi vai accapo SENZA chiudere i caporali e riparti aprendo di nuovo i caporali). In una con le virgolette alte invece usi le virgolette alte per proseguire.

Carlo si ficca un dito nel naso, tira fuori una crosta enorme e la scruta per un paio di secondi.

Annuisce. — Caccola notevole. Mi ricorda quando bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla battuta enorme scritta da un autore coglione bla bla bla bla blabla bla bla bla blabla bla bla bla blabla bla bla bla bla.

«E alla fine di quel viaggio bla bla bla bla blabla bla bla bla blabla bla bla bla blabla bla bla bla blabla bla bla bla blabla bla bla bla blabla bla bla bla bla.

Sì, è una merda il doppio standard grafico. Ma senza tirare in ballo la colpa della lineetta bisogna capire che per voler fare una battuta così lunga da volerla mandare accapo bisogna essere dei completi deficienti: cosa non è chiaro del problema delle “voci nel vuoto” descritto nel manualetto? Se proprio vuoi dare aria al testo facendo una breve pausa (implicando che sia una pausa leggermente più lunga rispetto a un beat che spezza il dialogo dentro un singolo capoverso battuta) vai accapo, usa un beat per il personaggio come introduzione per far capire che sta parlando ancora lui, e prosegui con la nuova battuta.

Ma soprattutto non usare “Tizio continuò” come dialogue tag (ricorda il manualetto) per proseguire! Noi abbiamo dovuto metterlo nella traduzione di Gli Dei di Mosca di Michael Swanwick dove c’erano alcune atroci battute lunghissime in cui si arrivava perfino a dimenticarsi chi stesse parlando, e non potevamo inventarci altro per ottenere sia di ricordarlo che evitare i pessimi caporali aperti in assenza di caporali chiusi precedenti! Pensa, McFly, pensa!

Carlo si ficca un dito nel naso. Tira fuori una crosta enorme, umida e coperta di muco, e la scruta per un paio di secondi.

Annuisce. — Caccola notevole. Mi ricorda quando bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla battuta enorme scritta da un autore coglione bla bla bla bla blabla bla bla bla blabla bla bla bla blabla bla bla bla bla.

Si lancia la caccola dietro le spalle e questa finisce a incollarsi sul muro.
— E alla fine di quel viaggio bla bla bla bla blabla bla bla bla blabla bla bla bla blabla bla bla bla blabla bla bla bla blabla bla bla bla blabla bla bla bla bla.

Chiaro?

Per la punteggiatura ogni editore fa in modo diverso. C’è chi dice che coi caporali chiusi va il punto fuori e chi dentro. Chi dice che se il caporale è seguito da un’azione e poi la battuta riprende allora non ci va né punto né virgola, perché è sottintesa sempre la virgola anche senza scriverla, mentre va comunque sempre il punto alla fine del capoverso battuta (chi dentro, chi fuori).

Tutte complicazioni inutili. È evidente che chi fa mettere il punto fuori dai caporali, però poi fa mettere punto di domanda e punto esclamativo dentro. Quindi ha due regole distinte invece di una. E chi invece ha una sola regola in cui mette il punto fermo fuori anche se la battuta finisce con ? o ! usa una pezza che è peggiore del buco. Guardate un po’ di libri di narrativa misti, pescando tra Einaudi, Arnoldo Mondadori, Newton Compton, Giunti ecc. e troverete di tutto. Inclusa la voglia di smettere per sempre di leggere. Qui un documento che riassume le diverse pratiche di alcuni editori.

Su Vaporteppa l’approccio è quello elegante, ovvero con meno regole possibili per fare le stesse cose. Nel nostro caso a partire dalla fine del 2014, quindi escludendo le prime opere, abbiamo applicato una punteggiatura standard in cui la punteggiatura è sempre dentro ai caporali. Se la battuta è seguita da un dialogue tag, c’è la virgola perché bisogna dare il senso di continuità: se stai gridando qualcosa è ovvio che il contenuto del grido e l’indicazione del grido non possano essere due frasi nettamente separate da una pausa lunga. Se invece dopo la battuta c’è un beat, usiamo il punto per chiudere la battuta: le due cose sono nettamente distinte. Fa eccezione l’uso dei puntini di sospensione, ma non cambia l’uso di minuscole se erano prima di un dialogue tag o maiuscole se erano prima di un beat, proprio come prima, per sottolineare la cosa meglio.

Quindi avremo:

Il ragazzo rimane con lo sguardo fisso su Chiara e perde un filo di bava dal lato della bocca.

Incrocio le braccia e mi infilo le mani sotto le ascelle sudate. Sarà una giornata lunga.

«E così vuoi scrivere anche se hai un quoziente intellettivo di 85.» Sospiro. Speriamo che non sia fantasy. «E dimmi, di cosa vorresti scrivere?»

«Fa-fantasy! A me mi piacciono i libri di Licia Troisi e… e…» biascica, lo sguardo gli si incrocia a fissare il naso. «Ah! E la trilogia in quattordici volumi della Ruota del Tempo!»

«E chi poteva dubitare dei tuoi gusti,» borbotta Chiara.

Si spinge gli occhiali in cima al naso e mi lancia un’occhiata del tipo “perché la madre non lo ha abortito quando poteva?”.

Batte la penna sul taccuino. «C’è qualcos’altro che ti piace oltre al fantasy?» Sorride. «L’autocombustione per esempio?»

«A-adoro le auto!» strilla il ritardato. «Vorrei tanto averne una ma non mi danno la patente!»

Nota, abbiamo messo un punto dopo l’inciso del tipo di occhiata, anche se conteneva già un punto di domanda (che abbiamo dovuto riportare per necessità di tono, mentre avremmo potuto omettere il punto fermo lasciandolo implicito), perché il punto di domanda non riguardava la frase in generale ma solo l’inciso.

Il “Sospiro” non agisce da dialogue tag, ma da beat: non si sta sospirando la battuta (il che suonerebbe anche di merda), ma si sta facendo un sospiro dopo la battuta.

Dove c’è “biascica, lo sguardo gli si incrocia a fissare il naso” nota l’uso della virgola per mantenere continuità sulle azioni, perché le due cose sono legate. Si poteva ottenere lo stesso anche con “biascica e lo sguardo gli si incrocia a fissare il naso” che è la stessa cosa, oppure separare meglio con “biascica. Lo sguardo gli si incrocia a fissare il naso” ma non vedi come quest’ultimo caso ponendo una pausa nella lettura crea una pausa anche nell’azione, come se incrociasse lo sguardo dopo un istante di silenzio a fine battuta?

[AGGIUNTA RISPETTO AL VIDEO]

Riguardo il “borbotta” per indicare chi parla dopo una battuta così lunga, dovresti aver intuito che non è proprio ideale. Ne parlo dopo, in un altro esempio.

Nota il beat “Batte la penna sul taccuino”: poteva venire collocato nel capoverso descrittivo precedente, ma dato che richiama e imposta la battuta è preferibile collocarlo nel capoverso battuta. In più le azioni di Chiara, di cui l’ultima è “e mi lancia un’occhiata”, in sé non implicano automaticamente il fatto che poi lei parli. Lanciare l’occhiata parrebbe sostituire la battuta, giusto? Ecco, stai molto attento a questo: di solito chi pronuncia la battuta è l’ultimo soggetto ad aver compiuto attivamente un’azione, quindi l’ultimo soggetto attivo del capoverso precedente, ma talvolta certe azioni, in mezzo a un dialogo, non paiono impostare alcun motivo per cui il personaggio dopo debba prendere la parola. In tal caso meglio usare un beat!

Ti faccio un esempio:

Chiara scruta con una smorfia di disgusto la cantina e incrocia le braccia sul petto. Fa un passo indietro e rimane oltre la porta. Deve farle proprio schifo come tengo qui sotto…

Batte il tacco sul pavimento. «Allora, cosa c’è là?»

Taglio il nastro adesivo e apro lo scatolone. Un mucchio di vecchi librigame, come ricordavo, e due Urania. Li tiro fuori: uno è I Canali di Marte e l’altro è Ossa della Terra.

«Swanwick. Ti avevo detto che c’era qualcosa di buono!»

Così sembra perfettamente sensato dal contesto e dalla battuta che stia parlando il punto di vista. Mentre se faccio così:

Chiara scruta con una smorfia di disgusto la cantina e incrocia le braccia sul petto. Fa un passo indietro e rimane oltre la porta. Deve farle proprio schifo come tengo qui sotto…

Batte il tacco sul pavimento. «Allora, cosa c’è là?»

Taglio il nastro adesivo e apro lo scatolone. Un mucchio di vecchi librigame, come ricordavo, e due Urania. Tiro fuori gli Urania e li alzo per farle vedere i titoli.

«La solita immondizia!»

Chi sta parlando? In teoria il diritto alla battuta ce l’ha il punto di vista, ma la battuta sembra più sensata che venga da Chiara in risposta ai libri mostrati! L’azione del punto di vista pare passare la parola a Chiara. Mah! E se provassimo a far capire fin dalle prime parole che solo Chiara potrebbe aver detto la battuta?

Chiara scruta con una smorfia di disgusto la cantina e incrocia le braccia sul petto. Fa un passo indietro e rimane oltre la porta. Deve farle proprio schifo come tengo qui sotto…

Batte il tacco sul pavimento. «Allora, cosa c’è là?»

Taglio il nastro adesivo e apro lo scatolone. Un mucchio di vecchi librigame, come ricordavo, e due Urania. Tiro fuori gli Urania e li alzo per farle vedere i titoli.

«Bah! Nella tua cantina c’è solo immondizia.»

Sembra evidente che parla Chiara, visto che la cantina è del punto di vista! Come puoi vedere non è necessario mettere il beat per indicare chi parla, e capiamo lo stesso che anche se il diritto di parola in teoria andava al punto di vista la battuta è per forza di Chiara! Con un minimo di sforzo e ingegno si possono alternare battute in cui è autoevidente chi parla, battute in cui si capisce chi parla per ovvia alternanza, battute introdotte da beat, battute con dialogue tag ecc. costruendo un testo dinamico, ricco e vario.

In più con la nostra regola sull’uso di virgole e punti NON avrai mai casi così:

«A quanto pare la stanza non viene pulita da parecchio e,» Carlo passa un dito sulla scrivania lasciando un solco nella polvere, «nemmeno la scrivania viene usata da molto tempo.»

Vedi come è brutto? L’azione di Carlo è stata posta dentro la frase, come se avvenisse in simultanea, come se solcasse la polvere mentre dice il resto della battuta, ma in realtà quella che noi leggiamo è un’interruzione in cui lui fa l’azione e dopo riprende a parlare. Solo che la frase dopo è palesemente il proseguimento della frase prima, per cui l’effetto della pausa è dozzinale e fastidioso, non simula il reale scandire del tempo.

Imporsi il punto in caso di beat e la virgola solo coi dialogue tag, evita del tutto il problema e porta a pensare meglio le battute in modo che fluiscano realisticamente, senza ingarbugliarsi con la natura sequenziale della lettura: quando leggiamo la simultaneità dobbiamo crearla come illusione tramite la lettura di azioni di natura lunga a cui seguono azioni brevi che evidentemente avvengono mentre le precedenti azioni lunghe continuano, perché di per sé la lettura è sempre “una parola per volta” (un piccolo svantaggio rispetto al cinema, in cui le cose possono avvenire davvero in simultanea).

La frase di prima scritta bene sarebbe:

«A quanto pare la stanza non viene pulita da parecchio.» Carlo passa un dito sulla scrivania lasciando un solco nella polvere. «E nemmeno la scrivania viene usata da molto tempo.»

Quasi identico a prima, ma senza la frase spezzata dalla pausa dell’azione. Suona più fluida e naturale così di quanto fosse prima.

Bene. Questo era un discorso per fornire qualche consiglio su come ragionare, ovvero il trucco di pensare in termini di capoverso descrizione e capoverso battuta per orientarsi meglio e ridurre al minimo la confusione del proprio testo.

Per finire qualche esempio ulteriore di punteggiatura e azioni nei dialoghi:

1.

«La solita sbobba!» grida Gennaro. «Datemi una bistecca, brutti invertiti bastardi!»

2.

«La solita sbobba!» Gennaro ribalta la ciotola con una sberla. Il minestrone invade il tavolo e gocciola sul pavimento. «Datemi una bistecca, brutti invertiti bastardi!»

3.

«La solita sbobba!» Gennaro ribalta la ciotola con una sberla.

Il minestrone invade il tavolo e gocciola sul pavimento. La tovaglia è intrisa del liquido verdognolo, anche il pezzo di pane accanto al piatto si è inzuppato.

Gennaro lo prende e lo lancia contro il muro. Splotch!

«Datemi una bistecca, brutti invertiti bastardi!»

Ricorda, i beat dentro un capoverso battuta devono essere BREVI! Meglio una sola frase per volta, e non lunga. Se l’azione si dipana in due frasi che formano il senso complessivo di un solo evento, come nel caso della sbobba rovesciata nell’esempio “2”, va bene… ma tenta di fare beat brevi e delegare le descrizioni lunghe ai capoversi descrittivi, come nell’esempio “3”. Ok?

Nota sui tre esempi: essendo la prima battuta brevissima, solo tre parole, è possibile capire che sia Gennaro a parlare NONOSTANTE il beat (o il dialogue tag) sia dopo la battuta. Per non correre rischi metti al massimo 4-5 parole se vuoi usare questo trucco (se possibile 3 o meno), e comunque usalo meno volte che puoi.

E ora qualche esempio di come è possibile trasformare delle battute col dialogue tag (1-4 A) in battute con dei beat (1-4 B) che comunicano, grazie anche alle variazioni sul contenuto, il tono della battuta con precisione più che adeguata senza doverlo “raccontare”! Ringraziate il coniglietto Batuffolo per l’aiuto!

1-A.

«Questo non è per niente carino…» mormora Batuffolo.

2-A.

«Questo non è per niente carino!» grida Batuffolo.

3-A.

«Questo non è per niente carino, per niente,» borbotta Batuffolo.

4-A.

«Questo non è per niente carino, vero?» domanda Batuffolo.

1-B.

Batuffolo si guarda i piedoni. «Questo non è per niente carino…»

2-B.

Batuffolo gonfia il pettino e si pianta le zampette sui fianchi. «Questo non è per niente carino!»

3-B.

Batuffolo incrocia gli zampini e scuote la testa. «Questo non è per niente carino, per niente.»

4-B.

Batuffolo alza un sopracciglio. «Questo non è per niente carino, vero?»

In futuro fornirò degli altri esempi di dialoghi con errori e soluzioni particolari, appena ne avrò sottomano di interessanti. L’invito, come sempre, per vedere esempi di dialoghi il più possibile ben gestiti è di procurarsi i romanzi italiani di Vaporteppa come Abaddon, Il Grande Strappo, Sangue del mio Sangue, Blestemat o Alieni Coprofagi dallo Spazio Profondo. E tutti i nuovi romanzi di autori italiani che usciranno in futuro per Vaporteppa, visto che li pubblichiamo solo se sono scritti in un certo modo.

 

Questa era solo una delle lezioni:
il resto del Corso Avanzato ti attende!

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